martedì 17 gennaio 2012

La-bella-farmacista

Delle molte voci che abitano il mio abisso, una mi è particolarmente cara. 
Malinconica ma energica, forse piegata dalla vita non ha perso però il suo sguardo penetrante. Labellafarmacista ha lottato con violenza e, compiuti 100 anni, si è spenta con onore, lasciando dietro di sé una scia di ruoli e aspirazioni con cui ora sono io che faccio i conti.
Che fosse bella non c'è dubbio. Di una bellezza prospera e forse un po' sfrontata: poteva permetterselo data la classe. Fotografie scolorite la ritraggono sportiva come un uomo, in un'epoca in cui il ruolo della donna non prevedeva spesso sci ai piedi né troppi libri tra le mani. 
Una laurea in farmacia che per la prima volta in Italia furono mani femminili a ritirare l'ha resa forse non una leggenda, certo un piccolo mito familiare. Quella laurea, con la determinazione ad ottenerla, mi accompagna, come un monito e una responsabilità cui rifiuto di sottrarmi. La tenacia della ricerca, lo spirito guerriero che l'ha nutrita e i simboli che negli anni '30 tutto ciò portava con sé sono scivolati nel tempo, e forse nel sangue, diluiti da scelte di rinuncia che ne hanno potenziato il lascito. Per lei, sono rimasti sullo sfondo di una vita che forse prometteva un po' di più; per me incarnano quel livello di senso che non voglio perdere e che però, troppo spesso, non sembra conciliabile con l'essere una mamma presente e una moglie costante.

To be continued

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